• Giusy Di Miceli

Svolvaer I fiordi del perdono

Recensione libro

Michele Bussoni nasce a Parma il 26 maggio 1973. Fin da ragazzo si dedica allo scrivere in tutte le sue forme: poesia, haiku, romanzi, racconti. Premiato in diversi concorsi letterari, ha pubblicato nel 2011 il libro Rerum Natura in collaborazione con la scrittrice siciliana Chiara Taormina. Dal 2008 co-fondatore e membro permanente della giuria del premio letterario “Cittadella poesia” di Parma. Appassionato di viaggi nell’estremo nord e profondo conoscitore della Scandinavia, in particolare della Norvegia

Svolvaer I fiordi del perdono edito da: PEDRAZZI Editore.



Il fumo d’inverno a Svolvaer era indefinibile. Sbucava dalle ombre del buio mattutino in sbuffi caldi tra i tetti dei ristoranti e dei market, miscelandosi alle nebbie marine tra molti silenzi e pochi gracchi di uccelli.

E lo scorrere del tempo in quella piccola cittadina nelle Isole Lofoten, adagiate sul circolo polare artico norvegese, era indefinibile, inutile, pretestuoso.

Per quei fili di luce che di tanto in tanto spuntavano dal telo blu sbiancato dalle nevi, Svolvaer pareva fingere d’esser vero.

Ma era un paese reale, travolto da qualcosa di fiabesco, placato a volte, solo a volte, dal dondolio dolce di cieli aurorali: tavolozze di immensi e sconosciuti pittori buttate in un cielo un po’ fauve, un po’ impressionista.

Inizia così, questo splendido libro. Un’ immagine descritta in pura poesia.

Più che leggere, questo libro ci mostra tutte le scene, che si svolgono sotto i nostri occhi. Non possiamo non condividere con quell’uomo, ormai vinto dagli anni, con la barba folta e gli occhi azzurri acquosi, che dopo uno, due e tre ed essere ricaduto a tonfo, altrettante volte, riesce ad alzarsi appoggiandosi al bastone. Accompagnato da sospiri, nostalgie e ricordi.

Bjarne Federsen, il nostro protagonista, vive la sua vita cristallizzata come dentro una palla di vetro. Mentre la neve cade perenne nella ricerca vana, di coprire quel passato tanto doloroso, quanto presente, ogni istante. Un uomo burbero e sgarbato. Vive la sua solitudine volontariamente: da quando un naufragio con il suo peschereccio, gli ha portato via tutto. I compagni amici, la famiglia, tutta la sua vita. Lasciandolo sopravvissuto e solo.

Niente ormai, può cambiare questa staticità di solitudine e rabbia verso il destino. Ma, attraverso i suoi ricordi gelosamente costuditi nel suo diario, noi scopriamo quanto sia profondo in lui, l’amore per la moglie perduta, l’amore per la sua terra e il desiderio di rivedere suo figlio. Ma, tutto è fermo, coperto da un manto nevoso insormontabile. Fin quando, un giorno di tempesta, un gabbiano ferito, bussa con insistenza col becco alla sua finestra salvandogli la vita da un principio di incendio, causato da una candela lasciata imprudentemente accesa. Bjarne odia i gabbiani. Il suo istinto sarebbe quello di scacciarlo ma avendogli salvato la vita, riconosce in lui la bontà, la gentilezza e l’intelligenza. Decide quindi di accoglierlo e curarlo. Il primo spiraglio, il primo raggio di sole di una nuova primavera sembra iniziare qui. Poi l’arrivo di due ragazzini troppo curiosi di cui uno porta lo stesso nome dell’amico scomparso nel naufragio, aprono una voragine in quella distesa innevata, morbida e accogliente sì, ma eternamente fredda.

Da questo momento in poi, intraprenderà un viaggio: uno fisico, che lo porterà a percorrere mille chilometri, attraverso Norvegia, alla ricerca del figlio perduto, ripercorrendone le tappe. L’altro in parallelo, sarà di espiazione. Espiazione, verso il rancore, il senso di colpa, ma soprattutto verso il perdono di sé stesso.

Il senso di colpa.

Il senso di colpa spesso ci chiude dentro a vortici di ripetizione. Si ripetono gli stessi errori 10,100,1000 volte. Tutto questo accade, fin quando non riusciamo a perdonare noi stessi, dagli errori fatti e dal rancore per quelli subiti. Fin quando non siamo in grado di perdonare noi stessi, non siamo in grado di perdonare nessuno.

Bjarne attraverso il suo viaggio non solo ci mostra una natura spettacolare, violenta e dura, ma ci insegna che per apprezzare la bellezza ed il profumo di un fiore di loto, dobbiamo accettare che il suo fusto sia immerso nel fango.

Solo dopo aver affrontato la tempesta più dura, riusciamo ad apprezzare che la sabbia ci graffi la pelle.

Un racconto realistico in un paese dove la natura viene mostrata in modo esemplare. L'autore non descrive. Mostra luoghi ed emozioni, come una fotografia. Un racconto intenso, avventuroso, e profondo. Emozionante il rapporto uomo animale.

Dall’inizio alla fine voi vedrete con i vostri occhi tutto ciò che Bjarne racconta.

Questo libro può essere letto in qualsiasi momento, ma vi consiglio di leggerlo comodi sul divano perché vi rapirà nel suo viaggio. Leggetelo lentamente e gustatelo lentamente. Vi gratificherà con i suoi colori e i suoi profumi di cannella e zenzero.

Buona lettura.

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